FREE ENERGY - NICOLA TESLA

8 Lug 2010 In: Ambiente

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Nicola Tesla un grande ricercatore dimenticato ……

ITALIA - La repubblica delle Banane

CHE SCHIFO …. !!!!

22 Giu 2010 In: Repubblica delle Banane

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Aldo Brancher è il primo ministro della storia repubblicana ad aver ammesso di aver pagato mazzette a un altro ministro. Ecco chi è il nuovo titolare del dicastero per l’Attuazione del Federalismo, nominato da Silvio Berlusconi il 18 giugno. Il dato emerge da alcuni verbali che ilfattoquotidiano.it pubblica in esclusiva.

Ex prete di Trichiana (Belluno), venditore di spazi pubblicitari per Famiglia cristiana, negli anni Ottanta, svestita la tonaca, Brancher passa alla corte del Cavaliere. L’amicizia con Marcello Dell’Utri e la collaborazione con Fedele Confalonieri gli apre le porte di una folgorante carriera politica. Eppure i due interrogatori dell’estate 1993 tratteggiano una storia che ancora nessuno ha raccontato. Non i giornali, né tantomeno i tg che nel giorno della nomina si sono limitati solamente ad accennare a un suo generico “coinvolgimento” in Tangentopoli.

Nella primavera del 1993, invece, Brancher si ritrova a San Vittore, rinchiuso in cella assieme ad alcuni rapinatori. Finisce in carcere per aver pagato 300 milioni di lire all’allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Una delle tante mazzette intascate dal notabile del Partito liberale, coinvolto in nove processi di corruzione e condannato a 7 anni e 6 mesi per le tangenti alla sanità napoletana. Brancher, detto lo spretato, viene condannato a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito ai partiti e falso in bilancio. In Cassazione, però, il primo reato cade in prescrizione, mentre il secondo viene depenalizzato dal secondo governo Berlusconi. Brancher, dunque, non è stato affatto assolto, come ha dichiarato. Un fatto che diventa politicamente rilevante se si rileggono le dichiarazioni di Berlusconi del 17 febbraio scorso: “Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico”. E’ il periodo in cui, tra Roma e Milano, deflagrano nuovi casi di corruzione: dalla “cricca” di Angelo Balducci alla tangente intascata per strada da Milko Pennisi, consigliere Pdl e presidente della commissione urbanistica del comune di Milano. “Noi - prosegue il premioer - abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali”. Giusto. Peccato che Aldo Brancher, oltre a confessare di aver pagato mazzette a un ministro, è attualmente imputato per ricettazione in uno stralcio del processo sulle scalate bancarie.

Andiamo allora a quel 3 giugno 1993. Davanti al gip di Milano Italo Ghitti, l’attuale ministro Brancher dichiara di voler rispondere alle domande. “Effettivamente - dice - ho versato la somma di 300 milioni di lire in due rate da 150 nelle mani di Giovanni Marone. La somma era destinata a De Lorenzo”. Giovanni Marone, ex segretario personale di De Lorenzo, è la gola profonda che dà fuoco alle polveri dello scandalo. Si tratta dell’ennesimo troncone di Tangentopoli. L’indagine ruota attorno agli spot anti-Aids diventati famosi per lo slogan “Se lo conosci lo eviti”. Il governo finanzia una campagna triennale, dal 1990 e al 1993, con un budget annuo di 40 miliardi di lire. Un tesoretto che fa gola alle tv del futuro premier. Racconta Marone: “La Fininvest mi fece pervenire per De Lorenzo la somma complessiva di 300 milioni che Brancher mi consegnò nei miei uffici romani di piazza Barberini”. Il segretario di De Lorenzo prosegue confermando “i rapporti di buona conoscenza tra i vertici Fininvest e il ministro De Lorenzo”. Dopodiché precisa: “Aldo Brancher e Valeria Licastro (allora segretaria romana di Fedele Confalonieri e oggi moglie dell’ex deputato di Forza Italia Antonio Martusciello, ndr), entrambi funzionari Fininvest, nell’approssimarsi delle decisioni relative alla ripartizione degli spot mi ricordavano di tenere presente la Fininvest”. Una raccomandazione per usare un occhio di riguardo per le tv di Berlusconi che “consistevano nel riservare” alla Fininvest “un maggiore effetto di pubblicità rispetto a quello che avrebbe avuto senza dette sollecitazioni”. Per Marone, poi, non ci sono dubbi sul fatto che quei 300 milioni rappresentassero “un tangibile riconoscimento a De Lorenzo per l’attenzione dimostrata”.

Come risponde alle accuse l’attuale ministro? Nega, ma solo in parte. Brancher, uno dei primi uomini del gruppo Berlusconi messi sotto inchiesta dal pool di Mani Pulite, ammette il pagamento delle mazzette, ben attento però a non coinvolgere i vertici dell’azienda, che in effetti non verranno indagati. Eccolo di nuovo davanti al gip: “Ho effettuato i due versamenti non come segno di riconoscimento per l’assegnazione alla Fininvest della quota di fondi stanziati per la campagna anti-Aids, ma perché ero in contatto con il ministro De Lorenzo per la realizzazione di due progetti denominati Il male del secolo”. Progetto legato alla Promogolden, società di cui Brancher deteneva l’85% delle quote.

Brancher sostiene insomma di aver agito in proprio, ma conferma di aver versato tangenti. Posizione che mantiene a oltranza anche quando, durante il secondo interrogatorio, davanti al pm Gherardo Colombo, confessa di non ricordare esattamente come aveva accumulato la provvista. In nero ovviamente. “I 300 milioni - dice - sono una somma che ho preso in contanti”. Tutto denaro che “tenevo a disposizione per eventuali occorrenze”. E ancora: “Percepivo denaro contante per le mia attività di mediazione nel campo immobiliare. Tutta questa attività è stata fatta in nero e in questo momento non mi ricordo chi mi ha retribuito in nero”.

Dopo i mesi di carcere, Brancher viene chiamato il Greganti di Forza Italia. Come il compagno G. (con il quale condivide un’indagine, poi archiviata, per un giro di bustarelle legato alla costruzione dell’ipermercato Le Gru di Grugliasco, Torino) si immolerà per salvare il partito comunista, così Brancher ammette le sue responsabilità, ma salva la Fininvest. Aiutato in questo da Berlusconi e Confalonieri. Sarà proprio il Cavaliere, infatti, a raccontare: “Quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere. Volevamo metterci in comunicazione con lui”. Forse per invitarlo, telepaticamente, a resistere. E lui resistere. A parlare, però, è anche l’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Da lui la controprova della mazzetta: “Visto che era in corso la campagna elettorale - racconta l’ex dirigente del Pli - Brancher si disse disponibile ad anticipare somme di denaro che mi potevano servire. Ribadisco che ho utilizzato la somma di 300 milioni per la campagna elettorale”.

Dunque non tutto si cancella. Anche se la recente promozione al dicastero del Federalismo ha il sapore della nomina ad personam per poter utilizzare il legittimo impedimento previsto dal nuovo Lodo Alfano allargato all’intero Consiglio dei ministri. Dopo Tangentopoli, infatti, Brancher inciampa in uno stralcio dell’inchiesta sulle scalate bancarie orchestrate dai “furbetti del quartierino”. Qui è imputato per ricettazione. Gianpiero Fiorani ha raccontato di avergli versato denaro in contanti per molte centinaia di migliaia di euro: “Quando ci fu la discussione sul disegno di legge sul risparmio, Brancher fu una delle persone che contattai per primo e si dimostrò disponibile a sostenere il ‘partito di Fazio’. Brancher controllava una serie di parlamentari sia di Forza Italia, sia della Lega. In cambio del sostegno che prometteva di offrire, concordammo la cifra di 300 mila euro che consegnai in tre tranche”. L’ex funzionario Fininvest non ha mai denunciato Fiorani per calunnia. Lo schifo…… oggi è ministro !!!!!

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Lega LADRONA …

16 Giu 2010 In: E io pago .......

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Molti leghisti sono fatti così: acchiappano voti urlando contro gli sprechi di “romaladrona”, ma quando tocca a loro gestire le casse degli Enti pubblici non badano a spese. Proprio la leghista Zaccariotto ne è un esempio fulgido. Appena eletta - un anno fa - decise di festeggiare la conquista di una Provincia da sempre in mano al centrosinistra (quella di Venezia appunto) con un bell’aumento di stipendio per sé e per gli assessori: «Abbiano ottemperato agli obblighi imposti dalla Corte dei Conti» si è giustificò. Peccato che la sua sia la sola Amministrazione ad aver “ottemperato”, incurante del fatto che l’aumento costa 43 mila euro l’anno, duecentomila sull’intero mandato. Le Province sono il piatto forte del “buongoverno” leghista, ne presiedono una quindicina. Non a caso gli uomini di Bossi difendono la loro esistenza a dispetto di un programma elettorale che ne prevedeva l’abolizione, e continuano a volerne di nuove. Il Carroccio minacciò perfino l’uscita dal governo, a metà del decennio, se non fosse nata la Provincia di Monza. Fu accontentato malgrado il fatto che il solo parto dell’Ente succhiò quasi 50 milioni di euro. Ancora oggi, contro ogni logica di contenimento dei costi, il deputato leghista Caparini invoca l’istituzione della Provincia della Valcamonica guidata da una metropoli del calibro di Breno, cinquemila anime. Il primo presidente di Provincia della storia leghista venne eletto nel ‘98 a Treviso. Era un trentenne che faceva “pierre” per alcune discoteche, si chiamava Luca Zaia, poi diventato Ministro dell’Agricoltura e governatore del Veneto. Un pasdaran del taglio agli sprechi. Un anno prima di lasciare l’incarico, volle lasciare il suo segno imponendo la creazione di una nuova sede della Provincia, malgrado quella esistente fosse più che sufficiente. La sede è stata inaugurata nel novembre scorso: 80 milioni di euro per la ristrutturazione di un ex manicomio, fra cui spiccano investimenti degni di uno sceicco. Un tavolo da 13 mila euro per la sala riunioni, mezzo milione di euro per gli arredi, fino ai centomila euro fumati per l’inaugurazione. Andato via Zaia, il suo successore (sempre leghista) vuole essere all’altezza. Ha appena stanziato 200mila euro di spot sulle tv locali per promuovere le attività della Provincia. Quali? Insomma, quando ci sono di mezzo i loro interessi i padani non si distinguono dal resto delle “popolazioni italiche”. Fu proprio Bossi, un anno fa, a puntare i piedi per impedire che Elezioni Europee e Referendum sulla legge elettorale si svolgessero lo stesso giorno pur sapendo che lo scherzetto sarebbe costato allo Stato oltre 400 milioni di euro. Sempre Bossi fece fuoco e fiamme per spingere la Rai a finanziare il kolossal su Barbarossa del regista Martinelli. Doveva raccontare alle popolazioni padane la nascita della loro storia, si è rivelato una “boiata pazzesca”, per dirla alla Fantozzi. Per dirla coi numeri: un flop clamoroso. Costato 30 milioni di euro (roba da Hollywood) ha incassato meno di un milione. San Donà di Piave, Cornuda, Asolo, Bussolengo. Cos’hanno in comune? Sono cittadine venete dove nel 2009 si sono insediate giunte leghiste le quali, appena elette, hanno pensato bene di alzare le retribuzioni di sindaco e assessori. Chi del dieci per cento, chi del doppio (è il caso di Asolo). Lo stesso ha fatto la padana Elena Poma, primo cittadino di Stezzano (Bergamo). Al terzo giorno di mandato si è raddoppiata lo stipendio, da 1400 a 2800 euro al mese. Commentando così: «Me lo merito». Non ha mai commentato nulla, invece, Fabio Rolfi assessore alla sicurezza del Comune di Brescia. Al pari dei altri suoi colleghi del Pdl, si è messo in mostra per lo spensierato utilizzo delle carte di credito affidate agli assessori bresciani per le spese di rappresentanza. In poco più di un anno Rolfi ha scialacquato 5 mila euro (per l’esattezza 4969,82) di cui quasi la metà in ristoranti. E se a qualcuno sembra poca cosa, sappia che in quattro anni la precedente giunta di centrosinistra aveva speso al completo (sindaco più assessori) 2000 euro in più di quelli spesi dal solo esponente della Lega in quattordici mesi. Sempre a Brescia, un leghista doc come Daniele Molgora appena salito alla presidenza della Provincia (un anno fa) ha sforbiciato tutto quello che poteva sforbiciare. Tranne il suo progetto di creare una Orchestra di Brescia di cui si conoscono già i costi (duecentomila euro l’anno) e il nome del direttore: Enzo Rojatti, già direttore - guarda un po’ - della disciolta Orchestra della Padania. Del resto, gli amministratori leghisti non badano a spese se c’è di mezzo la “cultura padana”. Dal film su Barbarossa (come abbiamo visto) alla più piccola sagra. In Veneto il Comune di Paese ha recentemente organizzato due feste popolari poi rivelatesi feste parapadane alla modica cifra di 100 mila euro, compreso un opuscolo in cui si inneggia con tanto di maxi-foto alle doti di leghisti come Zaia e il sindaco di Verona, Tosi. Ne hanno spesi molti di meno al Comune di Cantù (Como): appena 9 mila euro per una festa celtica. Con due controindicazioni: che Cantù è uno di quei Comuni con le finanze alla canna del gas, e che la celebrata festa celtica svoltasi domenica scorsa ha raccolto meno di trenta persone. Anche gli elettori leghisti - la maggioranza in paese - l’hanno disertata.

Meditate votanti leghisti, meditate………

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La manovra…….

27 Mag 2010 In: Repubblica delle Banane

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L’unica manovra economica valida, possibile, certa e giusta da fare per recuperare la quantità di denaro necessario :

- ridurre al 10% il parco delle auto blu;

- dimezzare lo stipendio dei parlamentari;

- ridurre le spese dei palazzi del potere;

- incamerare l’8 per mille devoluto alla chiesa;

- eliminare i finanziamenti alle tv ed ai giornali;

- eliminare i rimborsi elettorali ai partiti;

- imporre il pagamento dell’Ici alla chiesa;

- lotta “vera” all’evasione fiscale con accertamenti patrimoniali e l’introduzione di grosse multe e pene carcerarie;

- recupero dei 98 miliardi sottratti all’erario dalle slot machine;

E chi più ne ha, più ne metta.

Loro sono gli unici a dover dare l’esempio, noi diamo già abbastanza !!!!!

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Good night and good luck …

25 Mag 2010 In: Dittatura oggi

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“Buona Notte, e Buona Fortuna”! E’ il caso di dirlo!

Se la lista dei precedenti analoghi non fosse tanto ricca mi concederei  dei dubbi?
Maria Luisa Busi, giornalista del tg1 dal 1991, rinuncia alla conduzione del suo telegiornale dicendo che non può garantire per le notizie che da né può scegliersi la sua scaletta: non si riconosce più nella testata per cui lavora quindi si fa da parte.
Quanti colleghi in questi anni hanno perso il posto, o peggio, il ruolo e la parola.
Questo ed altro nella nostra personale e folcloristica Repubblica delle Banane!
Ho visto fare questo da sempre anche in Grecia: mio cugino Pietro, simpatico ragazzo, due figli e un mutuo vitalizio, perde e ritrova il suo posto nell’amministrazione a secondo di quale fazione vince le elezioni.
Quello che mi preoccupa è quando a perdere il posto è un professionista consolidato.
Con un professionista se ne va via il servizio alla nazione, ai cittadini, all’utenza e viene sostituto dall’uomo di fiducia del governo che i suoi servizi li offre a chi gli ha dato il posto, e non è tutta la cittadinanza né purtroppo l’elettorato vincente, ma solo il manipolo ristretto di chi sta facendo girare la giostra.
Questo la Grecia, mia seconda patria, ce lo insegna bene.
Ora io aspetto Laura Chimenti, la sostituta della storica Maria Luisa Busi e che, come dice Minzolini ha un’immagine nuova ed è brava: non commenta le notizie ma le offre con velocità e ritmo.  E noi italiani abbiamo bisogno di questo, di sound per danzare a ritmo e di belle notizie per dinamici allegri tg scaccia guai. A nessuno piace sentirsi snocciolare il rosario delle disgrazie a ora di cena, visto che licenziamenti e sventure varie ci toccano da vicino e non è certo come la guerra in Kosovo o la fame in Somalia,  ci brucia il fegato  a non avere un piano per reagire e talvolta nemmeno  un idea minima per resistere.
Quindi Buona Notte e Buona fortuna, come ci dice David Strathairn  in “Good Night e Good Luck” di George Clooney (2005).
Nel film il protagonista ,personaggio televisivo di successo  che a sue spese decide di trasmettere alcune notizie che non si intonano all’atmosfera che la politica vuole diffondere per il bene e la serenità del paese (l’America del maccartismo), indaga e smaschera licenziamenti e, declassazioni e persecuzioni sociali comunemente giustificate con l’accusa falsa di comunismo.
In pratica non collabora ipocritamente a dipingere una realtà dove c’è un cattivo esterno al governo a cui dare la colpa! Ops! … Ma forse anche la nostra signora Busi è una sporca comunista!
Vi suggerisco di vedere il film e leggervi la lettera della ex conduttrice del TG1, poi godetevela pensando che siamo solo in uno dei momenti storicamente pittoreschi della nostra Italia, e tra qualche decennio ci rivedremo in un film. Se vi consola…  Buona notte… e buona fortuna!

 

Maria Tinka Iniotakis

 

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IL MILIONE………

20 Mar 2010 In: Repubblica delle Banane

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Il milione di euro è quello che ha speso per portare in piazza un pugno di imbecilli, zoccole e leccaculo senza futuro che ancora si porta dietro…… il partito dell’orrore!!!!!!! ho voglia di vomitare!!!!

berlusconi, STAMPA E TV NON NE POSSIAMO PIU’……….

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L’italianistan….

17 Mar 2010 In: Senza categoria

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Salve,

sono un cittadino dell’italianistan, 

Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio.

Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio.

Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.

Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.

Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.

Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.

Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio.

Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.

Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.

Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere

Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.

Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna!

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I ricchi e i poveri …..

16 Mar 2010 In: informazione

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E’ ancora Silvio Berlusconi l’uomo d’oro del parlamento italiano. Con il suo imponibile record di oltre 23 milioni di euro (per la precisione 23.057.981 ,circa 9 milioni in più dell’anno precedente), il presidente del consiglio guida anche quest’anno la classifica del club dei milionari delle Camere. E’ così dal 2003, anno in cui il leader del centrodestra si riprese la prima piazza della top ten dei parlamentari più facoltosi, soffiatagli l’anno prima da Gianni Agnelli (la competizione era ancora in lire, finì 26miliardi a 16 per l’Avvocato); da allora nessuno è riuscito a scalzarlo dalla prima posizione.

Resi noti dal parlamento in virtù della legge che impone la trasparenza delle ricchezze di deputati, senatori e membri del governo, i redditi dei parlamentari italiani tratti dalle dichiarazioni 2009 (si tratta dunque di soldi guadagnati nel 2008) navigano intorno a una media di 100-150mila euro lordi. L’aristocrazia delle Camere è rappresentata da un pugno di parlamentari-imprenditori, parlamentari-professionisti e soprattuttio parlamentari-avvocati che devono le loro ricchezze alle attività svolte fuori dalle Camere e alle ricche parcelle che incassano per le loro prestazioni.

Dietro Berlusconi, distanziato di circa 17 milioni, c’é lo stilista Santo Versace, il fratello di Gianni e Donatella portato in Parlamento dal centrodestra: per lui un imponibile di 5.190.127 euro. Terzo nella top ten dei milionari, l’imprenditore delle cliniche ed editore di “Libero” e “Il Riformista” Antonio Angelucci (3.530.528euro) Tra i ricchissimi spicca la pattuglia degli avvocati di grido presenti in Parlamento: Giuseppe Consolo ha dichiarato un imponibile di 2.524.904euro; Niccolò Ghedini, avvocato del premier, ha guadagnato 1.345.235 euro ; Donato Bruno 1.293.235, Giulia Bongiorno 1.288.440. Per un soffio fuori dalla classifica dei dieci nababbi (battuto dalla Bongiorno per seimila euro) il coordinatore del Pdl Denis Verdini, finito sotto inchiesta per lo scandalo della protezione civile: il suo imponibile dichiarato nel 2009 era stato di 1.282.034 euro.

Come si vede sono tutti parlamentari del Pdl. Il Pd entra nella top ten dei paperoni solo grazie agli introiti di Umberto Veronesi: il chirurgo milanese è il numero sei della classifica, con il suo imponibile di 1.678.554 euro. Nel governo, dietro Berlusconi, il più ricco risulta essere il sottosegretario Gianni Letta (1.315.186 di euro). E’ andata bene anche al sottosegretario Gianni Bertolaso, capo delle protezione civile, che ha dichiarato 613.403 euro.

Tra i ministri più benestanti, il responsabile del dicastero della salute Ferruccio Fazio (634.968 euro), il ministro della Difesa Ignazio La Russa (517.078 euro), la ministra del Turismo Michela Brambilla (312.389 euro), mentre la maglia nera va incredibilmente a Giulio Tremonti: nella dichiarazione dei reddito del 2009 il superministro dell’Economia ha dichiarato un imponibile di appena 39.672 euro, con un crollo verticale delle entrate rispetto all’anno precedente, quando aveva dichiarato 4,5 milioni.

La misera dichiarazione del ministro si spiega con il fatto che Tremonti ha lasciato il suo studio di commercialista: il suo reddito “reale” sfiorerebbe i 180 mila euro, ma nel 2009 ha dovuto versare alla cassa di previdenza professionale una rata salata di circa 140mila euro. Di qui l’imponibile così basso. Se quest’anno Tremonti è il ministro più indigente, in Parlamento c’é stato chi ha fatto peggio di lui.

La senatrice del Pdl Alessandra Galloni si è fermata a 21mila euro, poco meno di un millesimo di quanto dichiarato dal suo leader. La senatrice è arrivata a Palazzo Madama solo nel dicembre dello scorso anno, e i redditi dichiarati si riferiscono a un periodo in cui non riceveva ancora lo stipendio da parlamentare. Ai vertici di Camera e Senato, Renato Schifani ha guadagnato più di Gianfranco Fini. Il primo inquilino di Palazzo Madama, infatti, ha dichiarato un imponibile di 190.643 euro contro i 142.243 euro del presidente di Montecitorio.

Tra i leader politici, a parte Silvio Berlusconi il più ricco è Antonio Di Pietro con 193.211 euro, davanti a Umberto Bossi che di euro ne ha dichiarati 156.405. Segue a ruota il leader del Pd Pier Luigi Bersani con 150.450. Quello che guadagna meno di tutti è il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, con i suoi 123.005 euro. A spulciare i dati raffrontandoli con quelli dello scorso anno balza agli occhi un dato: tutti i leader del Pd guadagnano meno .

Unica eccezione: l’attuale capogruppo alla Camera Dario Franceschini che passa dai 220.419 euro a 221.764. Ma per il resto sono vacche magre: Pier Luigi Bersani perde quasi 13.000 euro passando da 163.551 a a 150.450 euro. Quasi ‘crollo’ per Walter Veltroni che dimezza sue ‘entrate’: da 477.778 euro ‘precipita’, si fa per dire, a 238.497. In calo, anche se in minor misura, è pure Massimo D’Alema. Il suo reddito imponibile ora è di 142.839 euro contro i 171.044 della precedente dichiarazione. Ma anche Piero Fassino ‘perde’: ora denuncia un reddito di 126.661 euro. In passato ne dichiarava 194.292.

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La repubblica delle BANANE

11 Mar 2010 In: Repubblica delle Banane

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Mentre l’opposizione si prepara a scendere in piazza 1l 13 marzo 2010 contro il provvedimento salva liste “AD-PARTITVM” dei soci “berlusconi-napolitano”, il governo si prepara a scendere in piazza il 20 marzo 2010 contro i radicali e i magistrati che hanno impedito la regolare presentazione delle liste elettorali.

ALLUCINANTE……… TUTTI CONTRO TUTTI IN PIAZZA!!!!!!

Ma da chi viene governato questo paese? chi decide per il mio futuro?

Io parteciperò a tutte le manifestazioni per esprimere tutto il mio disprezzo verso maggioranza e opposizione!!!!!!!!!

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NAPOLITANO INFILTRATO!!!!

6 Mar 2010 In: Dittatura oggi

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Fantoccio con la tessera del pdl, che ha sempre tenuta nascosta facendo finta di essere il presidente di tutti gli Italiani. Bravo attore, pessimo presidente !!! la figura più inutile di sempre………..

Dopo le leggi AD-PERSONAM adesso le leggi AD-PARTITVM.

NAPOLITANO PRESIDENTE DELLA repubblica delle BANANE!!!!!

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IO PROTESTO…. E TU?

24 Feb 2010 In: Repubblica delle Banane

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BERTOLADRO !!!!!

19 Feb 2010 In: Repubblica delle Banane

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C’è pure il caso che dopo aver scalato le vette della propaganda carismatica, issandosi sulle macerie de L’Aquila, sui morti, sulle tragedie dell’emergenza, incassando dirette televisive, carezze con telecamere, dichiarazioni commosse, funerali, spacciando promesse, lacrime e cantieri, il Cavaliere rotoli a testa in giù dentro ai burroni di queste nuove intercettazioni telefoniche e rivelazioni. Al fondo delle quali - oltre alle risate dei costruttori sciacalli - si rivela un sistema orizzontale di clientele che se ne frega di qualunque regola, si muove macinando appalti, promettendo ricompense, usando amicizie, appartenenze politiche, regali. Una rete che lega i costruttori ai politici, i politici agli spiccia faccende, gli spiccia faccende alle massaggiatrici. E’ l’Italia berlusconiana rivelata in bianco e nero, depurata dalle luccicanze della propaganda, dal servilismo dell’informazione, dalle reciproche omertà di un sistema politico - maggioranza e opposizione intrecciate - che usa in gran parte le stesse agende, le stesse cene, le stesse modalità inclusive di casta, o cricca, o filibusta. Per spartirsi il denaro prima di tutto e poi il potere. Per assumere i figli, i cognati, le mogli, le amanti. Per scambiarsi favori. Per regalarsi automobili e orologi, week end e mobilia, passaggi in elicottero, prostitute. Divorando tutto il commestibile a cominciare dalle aragoste. Può pure non piacere, ma i nerissimi scenari di mafia che si intravedono sul palcoscenico dei processi - l’origine dei soldi, la nascita di Forza Italia, le trame della trattativa, eccetera - indignano fino a un certo punto l’opinione pubblica, avvalorano convinzioni, ma anche sospetti, sono permeabili alle più stravaganti teorie del complotto, generano scandalo, ma anche incredulità. Ma se è la pelle dei terremotati a entrare in scena - attraverso gli appalti concordati, gonfiati, spartiti dentro a uno scambio fraudolento di incassi economici e vantaggi politici - allora la musica potrebbe cambiare in fretta. E radicalmente. Trasformando uno volta per tutte l’indignazione in furore.

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Dimissioni ACCETTATE.

12 Feb 2010 In: Allori Internazionali

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Bertolaso dimettiti, altrimenti ti sfiduciamo noi. Oggi, infatti, è stata presentata una mozione di sfiducia nei confronti del responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, a seguito delle vicende giudiziarie che l’hanno coinvolto.

Sono proprio curioso di vedere se il nostro Bertolaso ha un pò d’onore, oppure anche lui è come il sottosegretario Cosentino, il quale, nonostante un provvedimento di cattura confermato dalla Cassazione che gli pende addosso, insiste a rimanere al Governo.

Leggendo le vicende che coinvolgono il responsabile della Protezione Civile c’è da rabbrividire. Sta emergendo un quadro sempre più preoccupante su un sistema di potere, dove emergono pesanti responsabilità politiche e giudiziarie, non solo di Bertolaso, ma dell’intera struttura deputata a gestire l’emergenza nel nostro Paese. Il sistema di potere di Bertolaso e degli imprenditori a lui vicini operava al di fuori di ogni controllo. Una rete che, da quanto si legge sui giornali, ha ingegnerizzato l`illegalità e il malaffare nella gestione delle emergenze, vere o presunte.
Guido Bertolaso ci sarebbe dentro fino al collo. Basterebbe quello che si sa già ora per imporgli le immediate dimissioni (ma dimissioni vere, non quelle finte presentate ieri, solo per ottenere una difesa d’ufficio dal suo capo Silvio Berlusconi). Per le vicende giudiziarie personali, Bertolaso se la veda con la magistratura, ma le sue dimissioni sono doverose perché egli si è prestato all’ennesima furbizia del Governo Berlusconi, il quale ha trasformato la Protezione Civile da strumento tecnico per affrontare le emergenze e le urgenze (come il terremoto, l’alluvione o altre calamità naturali) in uno strumento per eludere le regole di trasparenza e di libera concorrenza nel settore degli appalti pubblici.

Bertolaso, infatti, è il gestore degli oltre 78 decreti d’urgenza deliberati nel 2009 e utilizzati per bypassare le procedure d’appalto e di controllo per aggiudicare commesse al di fuori dei normali controlli di legalità.
Quale emergenza si nasconde dietro la costruzione dello stadio centrale del tennis del Foro italico?
E dietro il G8 alla Maddalena?
E dietro una regata come quella della ‘Louis Vuitton Cup’?
E dietro l’Expo 2015?
Nulla di urgente se non raggirare le regole delle gare pubbliche. Addirittura, ora si parla di istituzionalizzare questo raggiro con la creazione di un’apposita società denominata ‘Protezione Civile SpA’, che nella mente distorta di questo governo dovrebbe costituirsi come azienda di privati a cui affidare direttamente gli appalti, eludendo le regole previste dal Codice degli appalti e così privilegiare il solito gruppo di amici. Questo progetto, ancor prima di nascere, è l’esempio di come alcuni servizi in mano ai privati finiscono per essere piegati alle logiche affaristiche e speculative di pochi a discapito della comunità.

Le vittime delle emergenze e le loro famiglie dell’Aquila, di Viareggio, di Messina, gli imprenditori onesti che non hanno partecipato agli appalti spartiti a porte chiuse, i cittadini tutti che hanno visto distolti dai servizi pubblici decine di miliardi di euro rimessi nelle mani di squallidi approfittatori aspettano le dimissioni di Bertolaso.

Chiediamo, pertanto, che sia immediatamente bloccata ‘Protezione Civile SpA’ e che questo corpo dello Stato rientri sotto il controllo del Parlamento.

ITALIA - La repubblica delle Banane

E io pago…..

2 Feb 2010 In: Repubblica delle Banane

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Lavori in corsa. Operai impegnati a sistemare i soffitti crollati, a rimuovere i calcinacci, a ripristinare gli intonaci scrostati dall’umidità e dalle piogge, a riordinare dietro nuovi pannelli i cavi e i tubi che, fino a cinque giorni fa, erano a vista (per esempio nella hall dell’hotel “2″, quello che avrebbe dovuto ospitare Barack Obama). E ancora: gru al lavoro per ristrutturare i tetti. Nei punti dove si erano aperte delle falde e in quelli dove le raffiche di maestrale avevano scoperchiato le tegole. Come è successo a uno dei portelloni laterali della “Casa sull’acqua”, la sala conferenze in vetro progettata dall’architetto Stefano Boeri. Il costo dell’opera è di 327 milioni, posti di lavoro zero e sullo stato di abbandono e degrado in cui versano le strutture costruite per il vertice poi trasferito all’Aquila, la Protezione civile - incaricata dal governo per l’allestimento del G8 attraverso una apposita struttura di missione - è corsa ai ripari. Tecnici e operai sono intervenuti in questi giorni - tra venerdì scorso e ieri pomeriggio - nell’ex Arsenale, l’area (155mila metri quadri) dove doveva svolgersi il G8 e dove avrebbe dovuto alloggiare la delegazione americana. Le strutture dell’ex Arsenale sono state risistemate e oggi saranno mostrate ai giornalisti, con una visita guidata, dal capo della Protezione civile (e ministro in pectore) Guido Bertolaso, dal presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci e dall’architetto progettista Stefano Boeri. Gli operai, con l’ausilio di bracci meccanici, hanno lavorato in particolare sul tetto dell’hotel che si affaccia sulla darsena (700 posti barca): lì sopra, era stata costruita una piscina. Ma il pavimento in legno, così come molto altro, aveva ceduto, logorato dall’abbandono di questi otto mesi. I cantieri alla Maddalena sono stati aperti il 28 maggio 2008 e chiusi il 31 maggio 2009. Da allora a oggi le strutture sono sempre state protette da guardiani. Ma il servizio di sorveglianza, affidato ai 23 lavoratori della ditta Nautilus lasciati a casa sabato scorso è stato decisamente più efficace di quello di manutenzione. Soffitti crollati, cavi a vista, infiltrazioni d’acqua, tetti e pannelli venuti giù. In una struttura costata, solo quella, 209 milioni di euro. E dove tutto, la hall con il pavimento bianco intarsiato, gli interni firmati dallo stilista sardo Antonio Marras, le camere e le suite, la spa con saune, bagni turchi e lettini per massaggi, l’area delegati, la strabiliante “Casa sull’acqua”, l’edificio denominato “Stecca” e molto altro ancora, giace abbandonato e inutilizzato da quando - era il 23 aprile 2009 - Berlusconi annunciò il trasferimento del G8 all’Aquila. Stessa sorte è toccata all’altra mega-struttura costruita per ospitare i grandi del mondo: l’hotel cinque stelle plus sorto nell’edificio un tempo ospedale militare. Costato 75 milioni e ancora proprietà della Marina (si attende il passaggio alla Regione Sardegna, come accaduto con l’ex Arsenale), fino a giovedì scorso l’hotel appariva lasciato completamente a se stesso, nonostante l’illuminazione esterna notturna e il riscaldamento. Non c’è un imprenditore che sia interessato a questa cattedrale inutilizzata: l’ultima gara, il 23 settembre 2009, è andata deserta. Perché così com’è stato realizzato, di fronte al mare ma senza un accesso al mare, senza una spiaggia né una banchina né un camminamento, e anzi con uno scarico fognario proprio lì davanti, l’hotel non può fare gola a nessuno. La gestione dell’ex Arsenale se l’è invece aggiudicata, per 40 anni, la Mita Resort di Emma Marcegaglia. Un ottimo affare per il presidente di Confindustria, che ha messo le mani sulla struttura (Mita Resort è stata l’unica a partecipare al bando) a un prezzo di saldo: 40 milioni allo Stato e 28 (in 40 anni) alla Regione Sardegna. Berlusconi annunciò che l’ex Arsenale avrebbe ospitato una decina di incontri internazionali. L’unico, finora, è stato il bilaterale Italia-Spagna. Nell’agenda di Mita Resort ad oggi c’è solo la Louis Vuitton Cup, che arriverà a maggio e che tutti, alla Maddalena, aspettano come una specie di cerotto per curare le ferite del G8 “scippato”.

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Scomode Rivelazioni…

30 Gen 2010 In: di tutto di più

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«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».

Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro - uscendo anche dal Parlamento - a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.

Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge - il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».

Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».

Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».

Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».

Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».

Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.

A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare - a far fuori politicamente - persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».

Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».

Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».

E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/01/29/la-verita-su-b-raccontata-dal-suo-ex-avvocato/

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