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La Cai srl (COMPAGNIA AVVOLTOI ITALIANI) e non S.p.A. è un’impresa nata nove anni fa, ha operato in perdita fino ad oggi ed alcuni soci risiedono in Lussemburgo (alla faccia dell’ italianità). La società è iscritta alla Camera di Commercio di Milano dal 14 settembre 2004, ha sede nel capoluogo lombardo, in via Camperio Manfredo 9. Il nome originario è Resco Uno srl ed è una piccola azienda che si occupa di commercio all’ingrosso di filati; il 29 agosto 2008 viene aggiornato lo statuto societario, cambiando l’oggetto sociale, che da vendita di articoli di passamaneria diventa “l’esercizio in via diretto o attraverso società partecipate, enti e consorzi di linee e collegamenti aerei per il trasporto di persone e cose in italia, fra l’italia e paesi esteri e in paesi esteri”. Se concentriamo l’attenzione sulla data del 29 agosto 2008 possiamo trovare strane coincidenze, e infatti alla notte tra il 26 e 27 agosto risalirebbe l’incontro top secret (smentito da tutti), avvenuto a Parigi, tra gli emissari di Banca Intesa e i vertici di Air France. Al vertice si sarebbe parlato proprio della CAI e del destino di Alitalia, cioè della possibilità da parte del futuro acquirente della compagnia di bandiera, di cederla al gruppo Air France-Klm una volta scaduto il periodo di embargo (cinque anni). Cosi da accontentare Berlusconi, che sul mantenimento della italianità della compagnia ,con una cordata italiana, aveva scommesso e vinto le elezioni, rifacendosi sull’investimento fatto e rivendendo la sua compagnia risanata ad un prezzo superiore all’acquisto (che imprenditore fantastico….). Perchè proprio Banca Intesa avrebbe dovuto discutere di aerei e rotte con Air France il 27 agosto 2008 essendo proprietaria di una piccola azienda di filati? Dal 21 novembre 2007 Banca Intesa controlla la Resco Uno srl dopo che il 22 luglio 2004 ha acquisito le quote di capitale fino ad allora detenute dalla “Giva S.p.A.” e dalla “Zucchi Gerardo”. E visto che Berlusconi chiede agli imprenditori italiani di formare una cordata per salvare Alitalia che rischia di fallire, ecco saltare fuori l’ipotesi Cai, che diventa certezza soltanto il 29 agosto 2008 ,due giorni dopo l’incontro segreto con Air france, uffcialmente mei tenuto ma evidentemente andato a buon fine. Proprio il 29 agosto la Resco Uno srl si trasforma nella Cai srl e sedici imprenditori benefattori versano 10.000,00 euro ciascuno per la sottoscrizione del capitale che però è di 170.000,00 euro. E cosi 10.000,00 euro restano scoperti. Tra i sottoscrittori della cordata c’è la crema della finanza made in italy: i fratelli Benetton, Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di confindustria Emma Marcegaglia, Marco Tronchetti Provera, il costruttore Salvatore Ligresti, gli armatori Aponte. Tra le società che entrano a far parte del capitale di Cai srl figurano: Immsi S.p.A., Lauro Quaranta srl, Macca srl, Fingen S.P.A., Finanziaria di partecipazioni e investimenti S.p.A., Riva Fire S.p.A., Marinvest srl, Fondiaria-Sai, due fondi comuni con sede in Lussemburgo (Equinox Two e Fidim Group) e naturalmente Banca Intesa. Nessuno di questi 15 soci  sa nulla di aviazione civile. Se n’è invece occupato il sedicesimo socio, Carlo Toto, patron di AirOne. Compagnia aerea italianissima che sotto la sua gestione ha accumulato 450 milioni di euro di debiti. Ma è proprio dalla Ap Holding, la controllante di AirOne che arriva il documento che diventerà la base del Progetto Fenice, il dossier  presentato da Banca Intesa, advisor del governo e partner della stessa AirOne, per rilanciare Alitalia. Come? Dimezzando personale e costi e acquistando AirOne. Ma la compagnia da salvare era Alitalia oppure AirOne? Chi ci capisce è bravo!!! Intanto Air France cacciata dalla porta dai sindacati (ostili al piano industriale per integrare Alitalia nel gruppo AirFrance-Klm), rientra dalla finestra. Anzi c’è chi dice non sia mai uscita, visto che nel capitale di Alitalia, seppur con una piccola quota c’è sempre rimasta. Preparandosi tra qualche tempo (cinque anni) a prendere il controllo della compagnia e facendo tirare un sospiro di sollievo agli imprenditori benefattori che potranno tornare ad occuparsi di acciaio, edilizia, nautica e gomme per auto.

Non potevamo vendere subito Alitalia ad AirFrance-Klm, dandogli una bella sola, visto che aveva offerto 1,7 miliardi di euro, per prendere tutta la compagnia, anzichè regalarla alla Cai ad un prezzo decisamente inferiore (1 miliardo di euro)?

Era proprio necessario ostacolare la vendita diretta della compagnia di bandiera da parte del precedente governo, mettendosi a fare l’imprenditore intermediario per guadagnarci e far guadagnare gli amici?

Indovinate chi pagherà i debiti di Alitalia 1.000 miliardi di euro visto che la Cai rileva solo la parte produttiva di Alitalia?

ITALIANI SVEGLIA ………..

ITALIA - La repubblica delle Banane

Fonte Reporter News