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Ormai la sopportazione è al limite.
Accendere la televisione o la radio equivale ad informarsi su dove dorme Obama o quanto ha speso McCain in pantofole.
Sapere chi vincerà le presidenziali americane era e sarà importante (forza Obama), ma quest’anno si è davvero esagerato.
I mezzi di informazione (che tanto si sono allenati in questi anni con servizi ossessivi su: il pranzo di natale, il capitone alla vigilia, quest’inverno fa freddo, cosa si beve in questa calda estate, i saldi non sono Sardi imitati in Cina o persone difficili da spostare, le veline non sono di carta,  etc.) dedicano quasi tutto il tempo a questo tema. E riportano instancabili tutti i sondaggi, che lì pare siano giornalieri (che palle). Come se noi italiani potessimo influire sul voto. Come se avessimo bisogno di sapere se ieri si è scaccolato di più Obama o McCain.
Intanto in Congo scoppia una guerra, cui si dedicano 30 secondi di telegiornale.
Se la prossima guerra scoppierà sulla spiaggia dell’isola dei famosi ne saremo adeguatamente ragguagliati. Non per nulla nelle classifiche sulla libertà di stampa nel mondo l’Italia è classificata (a seconda delle fonti) tra il disastro e lo sfacelo.