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I nostri ineffabili catto-parlamentari non perdono occasione per dimostrare la loro ipocrisia.
Si sono scagliati in massa contro la sentenza della Corte di Cassazione che interromperà le sofferenze di Eluana Englaro (in stato neurovegetativo da 16 anni).
Fingono di non sapere, vedere, che tale sentenza non prende le mosse da un giudice pazzo, ma dalle ripetute richieste di chi ad Eluana ha dedicato la vita: i suoi genitori, cioè le persone che più ne soffriranno.
Vorrei qui ricordare che gli onorevolissimi Fini e Casini, che si autodefiniscono cattolici praticanti (vanno a messa, fanno la comunione e si confessano), erano fermamente contrari al divorzio. Ma quando si sono trovati nella posizione di dover mandare avanti un matrimonio che non sopportavano più, non hanno esitato a separarsi e rifarsi una famiglia con persone diverse. Tradotto in parole povere: quando si tratta degli altri i dogmi del Vaticano devono essere applicati alla lettera, quando si tratta della loro vita le cose cambiano. Facciamo un esempio: se muore un operaio la sua compagna convivente non ha diritto alla pensione di reversibilità, se muore un deputato la sua compagna ne ha diritto.
Se questi signori catto-parlamentari si trovassero nella posizione degli Englaro si guarderebbero bene dal chiedere di prolungare le sofferenze dei loro cari, ma visto che la cosa non li tocca personalmente, allora ci si deve accanire in nome della fede.
Si chiama ipocrisia e si applica calpestando accuratamente i diritti degli altri ma mai i propri.