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Nel ‘93 Craxi si difese in Parlamento, dall’accusa di finanziamento illecito al partito che guidava, sostenendo che dello stesso reato si sarebbero dovuti accusare tutti i responsabili politici dei partiti in quanto colpevoli del medesimo reato. Non fece preparare leggi per limitare il potere dei magistrati, ma chiamo in correità i suoi compagni di avventura.
Oggi pare di tutta evidenza quello che già allora tutti sapevamo: non si tratta solo di finanziamento ai partiti, ma di appalti, di concessioni e di favori a scopo di beneficio o di lucro. Lo scandalo delle “Questioni morali“, così come allora “Tangentopoli“, coglie di sorpresa il popolo italiano non perché ritenuto incredibile ma perché si dava per scontato che certi affari politico-imprenditoriali fossero stati istituzionalizzati, ritenuti leciti, tollerati. Non punibili. Come diceva Craxi: “Se tutti lo fanno e tutti lo sanno, chi può dirsi innocente?” (che tradotto dal politichese di allora significa “Chi può dirsi colpevole?”).
In soccorso del politico (di questi tempi specie di quello di sinistra) scendono in campo le Nanotecnologie. In che consistono? In un intervento mirato dei legislatori che tolgono i ferri del mestiere dalle mani dei magistrati. Per la casalinga di Voghera: “Se il pavimento è sporco, è ora di comprare un tappeto nuovo”. La macchia, se la nascondi, non si vede.
Per nascondere la II Repubblica non basterebbe un tappeto grande come l’Africa. Non basterebbe nemmeno un’amnistia.