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Oggi pomeriggio, Massimo Ciancimino ha consegnato l’originale del papello in Procura, all’aggiunto Antonio Ingroia e ai sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido. Una decina di giorni fa aveva già fatto avere ai magistrati una fotocopia del documento. Si tratta di un foglietto manoscritto in cui sono segnati i punti di cui aveva parlato il pentito Giovanni Brusca, qualche anno fa, riferendo della trattativa fra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni: «Revisione sentenza maxiprocesso, annullamento decreto legge 41 bis, revisione legge Rognoni-La Torre, riforma legge pentiti».
Poi, anche altri punti: «Riconoscimento benefici dissociati Brigate Rosse per condannati di mafia, arresti domiciliari dopo 70 anni di età, chiusura super carceri, carcerazione vicino le case dei familiari, niente censura posta familiari, misure prevenzione-sequestro non familiari». Curioso che nel 1992 i capimafia latitanti avessero già in mente la dissociazione come via d’uscita dal carcere, che sarà poi tentata solo molti anni dopo. Ma questo è scritto nel biglietto consegnato da Ciancimino junior. Gli altri punti si dividono fra un italiano incerto e un’accelerazione populista: «Arresto solo fragranza reato, levare tasse carburanti come Aosta».
Adesso, i magistrati sottoporranno ad alcune analisi scientifiche il documento consegnato da Ciancimino, per testarne l’autenticità. Sarebbe stato scritto fra le stragi Falcone e Borsellino, nel 1992 e consegnato da Salvatore Riina a Vito Ciancimino. Secondo il figlio dell’ex sindaco di Palermo, che in questi mesi sta facendo dichiarazioni ai magistrati, il documento sarebbe stato l’oggetto di una trattativa con l’allora colonnello Mario Mori e pezzi delle istituzioni ancora non identificati. Mori, sotto processo a Palermo per favoreggiamento, ha sempre negato.
Assieme al papello Massimo Ciancimino ha consegnato ai magistrati altri quaranta documenti, che sostiene essere tutto il contenuto di una cassetta di sicurezza rimasta per anni ben custodita in una banca del Liechtenstein.
Ieri mattina, il figlio dell’ex sindaco aveva rilasciato dichiarazioni spontanee al processo d’appello in cui è imputato di riciclaggio e tentata estorsione. Continua a sostenere che i 60 milioni di euro che gli sono stati confiscati in primo grado sarebbero tutti di origine lecita e non il frutto di attività illecita sua o del padre. Proprio dopo la sentenza di primo grado Ciancimino ha iniziato a fare le sue dichiarazioni sulla trattativa fra mafia e Stato, che presto finiranno nel processo in cui sono imputati gli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Mauro Obinu, accusati della mancata cattura di Provenzano nell’ottobre 1995. Secondo la ricostruzione della Procura, il fallito blitz sarebbe stato la conseguenza del patto stipulato nel 1992.

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/Ciancimino-consegna-ai-pmla-copia-originale-del-papello/1763947?ref=rephp

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